La prevenzione efficace parte sempre da ciò che quasi è accaduto. I near miss (o mancati infortuni) rappresentano uno degli strumenti più potenti, e spesso sottovalutati, per migliorare la sicurezza sul lavoro.

Da oltre trent’anni Co.Di.Me. affianca aziende ed enti nella gestione integrata della prevenzione, supportando datori di lavoro, RSPP e coordinatori della sicurezza attraverso consulenza tecnica, sorveglianza sanitaria e percorsi di formazione specifica finalizzati a ridurre gli infortuni prima che si verifichino.

Cos’è un near miss e perché è così importante

Un near miss è un evento che non ha causato danni a persone o cose, ma che avrebbe potuto provocare un infortunio o un incidente se le condizioni fossero state leggermente diverse.
Esempi tipici sono una caduta evitata per pochi centimetri, un oggetto che precipita senza colpire nessuno, un mezzo che sfiora un lavoratore senza investirlo. Questi eventi sono veri e propri indicatori di rischio: segnalano che una barriera di sicurezza (tecnica, organizzativa o comportamentale) non ha funzionato correttamente.

Near miss, situazioni pericolose e infortuni: facciamo chiarezza

È utile distinguere tra tre concetti chiave:

Comprendere questa differenza consente di attribuire correttamente priorità, azioni correttive e livelli di analisi.

Perché segnalare i near miss conviene (anche all’azienda)

Segnalare e gestire correttamente i near miss porta benefici concreti:

Il quadro normativo: cosa prevede il D.Lgs. 81/08

Il D.Lgs. 81/08 non utilizza sempre l’espressione “near miss”, ma stabilisce chiaramente che ogni lavoratore deve segnalare immediatamente le condizioni di pericolo di cui venga a conoscenza (art. 20).

Un sistema strutturato di segnalazione dei near miss consente di trasformare questo obbligo in un processo organizzato, tracciabile e realmente efficace.

Come costruire un sistema di gestione dei near miss efficace

1. Definire cosa va segnalato

Regola pratica: se un evento poteva causare un danno, va segnalato. Meglio un eccesso iniziale di segnalazioni che il silenzio.

2. Rendere la segnalazione semplice e veloce

Un buon sistema deve essere:

3. Promuovere una “just culture”

La segnalazione non deve mai diventare uno strumento punitivo.
Il focus deve essere sulle cause, non sulle colpe.

4. Classificare per gravità potenziale

Non conta il danno reale (pari a zero), ma ciò che sarebbe potuto accadere. Questo permette di stabilire le priorità di intervento.

5. Analizzare le cause profonde

Strumenti come i 5 Why, il diagramma di Ishikawa o l’analisi delle barriere aiutano a individuare problemi organizzativi, tecnici o procedurali.

6. Attuare azioni correttive verificabili

Ogni azione deve avere:

7. Restituire feedback

Chi segnala deve sapere cosa è stato fatto: è la chiave per mantenere vivo il sistema.

Near miss e cantieri: un’attenzione ancora più alta

Nei cantieri temporanei e mobili, i near miss sono particolarmente rilevanti per la presenza di più imprese, lavorazioni interferenti e rischi elevati.
Eventi come quasi-cadute dall’alto, interferenze tra mezzi e pedoni o protezioni rimosse devono essere integrati nella gestione di POS e PSC, nelle riunioni di coordinamento e nei sopralluoghi del CSE.

L’esperienza di Co.Di.Me. nella sicurezza sui cantieri consente di trasformare i near miss in strumenti operativi di prevenzione reale.

Indicatori utili per monitorare il sistema

Alcuni KPI efficaci:

Un aumento iniziale delle segnalazioni è spesso un segnale positivo: indica maggiore attenzione e partecipazione.

Gli errori più comuni da evitare

Il ruolo della formazione nella prevenzione dei near miss

Un sistema di segnalazione funziona solo se le persone sanno riconoscere il rischio.
Per questo la formazione è fondamentale: Co.Di.Me. eroga corsi di sicurezza sul lavoro, sia in aula sia in modalità e-learning, dedicati a lavoratori, preposti, dirigenti, RSPP e figure di cantiere. I corsi aiutano a sviluppare consapevolezza, capacità di osservazione e comportamenti sicuri, trasformando i near miss in opportunità di apprendimento.

Co.Di.Me.: dalla segnalazione all’azione concreta

Attraverso i servizi di Servizio di Prevenzione e Protezione, la consulenza per la sicurezza nei cantieri e un’ampia offerta di corsi di formazione, Co.Di.Me. supporta le imprese nella progettazione e gestione di sistemi efficaci per la prevenzione degli infortuni, inclusa la corretta gestione dei near miss.

Segnalare un mancato infortunio oggi significa evitare un incidente domani.
Con il giusto metodo, la giusta formazione e un partner qualificato, la sicurezza diventa un processo continuo e condiviso.

Contatta Co.Di.Me. per una consulenza personalizzata.

Gli infortuni sul lavoro rappresentano purtroppo una realtà ancora attuale nelle imprese italiane. Quando tali eventi assumono una gravità elevata, con lesioni serie, pericolo di vita o conseguenze permanenti, è fondamentale conoscerne la definizione, comprendere il quadro normativo e attuare misure efficaci di prevenzione.

Questo articolo mira a chiarire cosa si intende per infortuni gravi e gravissimi, quali sono gli obblighi per il datore di lavoro e quale ruolo può giocare Co.Di.Me. nel supportare le aziende nel garantire ambienti di lavoro più sicuri.

Definizione e quadro normativo

Secondo il D.Lgs. 81/2008 (“Testo Unico sulla Sicurezza nei Luoghi di Lavoro”), un “infortunio sul lavoro” è ogni evento lesivo, avvenuto in occasione di lavoro, “da causa violenta” che comporti morte, inabilità permanente totale o parziale, o inabilità temporanea assoluta per più del turno di lavoro.

La normativa penale, in particolare l’art. 590 del Codice Penale, stabilisce che nel caso di lesioni gravi o gravissime commesse con violazione delle norme di sicurezza sul lavoro, il procedimento penale può essere d’ufficio.

Si ritiene che un infortunio sia grave quando deriva una lesione che mette in pericolo la vita o provoca un’incapacità di attendere alle normali occupazioni per un tempo superiore a 40 giorni. È gravissimo quando comporta mutilazioni, perdita di un organo, perdita dell’uso o invalidità permanente.

La soglia dei 40 giorni è stata spesso indicata dalla giurisprudenza e dalla dottrina come parametro di riferimento per distinguere gli eventi “grave/gravissimo”.

Il significato di “grave” e “gravissimo” nella pratica aziendale

Nel contesto aziendale, un infortunio grave o gravissimo non riguarda solo la durata dell’assenza dal lavoro, ma anche la gravità delle conseguenze per il lavoratore: perdita delle funzionalità, decesso, rischio di vita.

In queste situazioni scattano obblighi specifici per datore di lavoro, dirigenti e imprese, tra cui:

La mancata ottemperanza può comportare sanzioni amministrative e penali, oltre all’applicazione della responsabilità ai sensi del D.Lgs. 231/2001 per reato di infortunio.

Le cause tipiche e i settori più a rischio

Gli infortuni gravi e gravissimi nascono da molteplici fattori che interagiscono nel ciclo produttivo: carenze nelle procedure, attrezzature non sicure, scarsa formazione, lavori in spazi confinati, presenza di atmosfere pericolose.

I settori maggiormente a rischio in Italia sono: edilizia, manutenzione industriale, logistica, lavori in quota e impianti ad alta energia. In questi ambiti la combinazione di persone, macchine, materiali e ambienti complessi aumenta la probabilità che un evento potenzialmente banale evolva in un dramma.

Identificare chiaramente i fattori causali e le condizioni favorevoli all’evento è parte integrante della valutazione del rischio aziendale.

Come prevenire infortuni gravi e gravissimi

Per evitare che un evento limite si verifichi, è necessario adottare un approccio sistematico che coinvolga l’intera azienda. Ecco alcune linee guida:

Valutazione del rischio e aggiornamento DVR

La valutazione dei rischi prevista dall’art. 28 del D.Lgs. 81/2008 deve prevedere l’analisi specifica dei rischi che possono portare a infortuni gravi: rischio lavorazioni in quota, spazi confinati, movimentazioni eccezionali etc. Il Documento di Valutazione dei Rischi (DVR) deve essere aggiornato, consultato e condiviso.

Procedure operative, formazione e addestramento

Bisogna definire e comunicare le procedure che regolano i lavori pericolosi, formare adeguatamente i lavoratori e i responsabili, effettuare esercitazioni e simulazioni. La formazione specifica contribuisce a diminuire l’errore umano, fattore presente in molti infortuni gravi.

Sorveglianza tecnica e monitoraggi ambientali

Interventi di monitoraggio (es. ambienti confinati, agenti chimici, vibrazioni, rumore) e verifiche tecniche periodiche delle attrezzature sono fondamentali per ridurre la probabilità dell’evento.

Cultura della segnalazione e analisi degli eventi

Un sistema efficace prevede non solo la segnalazione degli infortuni, ma anche dei near-miss (quasi incidenti) e la loro analisi. L’adozione di un processo di miglioramento continuo permette di intercettare condizioni latenti prima che si manifestino in eventi gravi.

Il ruolo di Co.Di.Me. nella gestione del rischio e nella prevenzione

La sicurezza sul lavoro non è solo tutela legale, ma impegno verso la vita delle persone. Conoscere le definizioni, rispettare la normativa, attuare sistemi di prevenzione e affidarsi a competenze specialistiche sono passaggi imprescindibili.

Affidarsi a un partner esperto come Co.Di.Me. nella gestione integrata della sicurezza sul lavoro significa scegliere di prevenire in modo concreto e sistematico gli eventi più gravi e potenzialmente drammatici.

Contatta Co.Di.Me per una consulenza personalizzata.

La sicurezza sul lavoro è da sempre una priorità per aziende, istituzioni e operatori, ma oggi è chiamata a un’evoluzione decisiva: passare da una logica reattiva a un approccio predittivo. I Dispositivi di Protezione Individuale (DPI) sono strumenti fondamentali per la tutela fisica dei lavoratori e stanno attraversando una fase di trasformazione grazie all'integrazione con tecnologie digitali, sensori e connettività. È nata così una nuova generazione di strumenti: i DPI intelligenti.

Si tratta di dispositivi che, oltre a svolgere la tradizionale funzione di barriera contro rischi meccanici, chimici o ambientali, sono in grado di raccogliere, analizzare e trasmettere dati in tempo reale. Questi dati riguardano non solo l’ambiente di lavoro, ma anche le condizioni fisiche del lavoratore, consentendo un controllo costante e, soprattutto, una capacità di prevenzione senza precedenti.

Dal DPI passivo alla protezione predittiva

I DPI intelligenti, spesso chiamati anche smart PPE o DPI connessi, rappresentano una vera e propria rivoluzione nel modo di intendere la sicurezza. A differenza dei dispositivi tradizionali, progettati per proteggere nel momento dell’impatto o dell’esposizione, i DPI smart intervengono prima che il pericolo si concretizzi.

Questi strumenti incorporano:
- sensori avanzati (di movimento, temperatura, gas, frequenza cardiaca, postura),
- tecnologie IoT (Internet of Things) per la trasmissione dei dati,
- sistemi di geolocalizzazione.

In alcuni casi, questi dispositivi prevedono anche algoritmi di intelligenza artificiale (IA) per l’analisi predittiva.

Grazie a questi elementi, il DPI diventa parte attiva del sistema di prevenzione, monitorando costantemente l’ambiente e lo stato psicofisico del lavoratore, e segnalando condizioni di rischio imminente.

Sicurezza 4.0:  le applicazioni pratiche nei luoghi di lavoro

L’applicazione dei DPI intelligenti è particolarmente utile in settori ad alto rischio come l’edilizia, la logistica, la cantieristica, la manutenzione industriale e l’energia.

In questi contesti, dispositivi come elmetti, gilet, scarpe e guanti smart consentono di ridurre drasticamente l’incidenza degli infortuni.

Elmetti connessi (Smart Helmets)

Questi strumentinon si limitano a proteggere dagli urti. Un elmetto connesso, ad esempio, può rilevare urti o cadute (Man Down) e inviare segnali d’allarme automatici con la posizione GPS, monitorare la qualità dell’aria o la presenza di gas pericolosi. Le versioni più avanzate includono visiere con Realtà Aumentata (AR) che proiettano schemi operativi o istruzioni direttamente nel campo visivo dell'operatore, riducendo gli errori.

Indumenti intelligenti (Smart Wearables)

I gilet, le tute o i braccialetti intelligenti sono in grado di controllare parametri vitali come la temperatura corporea, la frequenza cardiaca o i livelli di stress termico o fatica, segnalando in anticipo condizioni che potrebbero compromettere la lucidità e la sicurezza dell’operatore, specie in ambienti estremi (es. fonderie o celle frigorifere).

Guanti e scarpe smart

Anche scarpe e guanti possono diventare “intelligenti”, non solo monitorando la postura per prevenire lesioni muscolo-scheletriche, ma anche rilevando la vicinanza a macchinari pericolosi o analizzando l’usura dei materiali protettivi. I guanti aptici o con feedback tattile, ad esempio, possono avvisare l’operatore quando rileva un campo elettromagnetico elevato o una pressione errata su uno strumento.

Rilevatori di gas personali intelligenti

Questi DPI indossabili, evoluzione dei classici rilevatori, non solo segnalano la presenza di sostanze tossiche o esplosive, ma sono connessi alla piattaforma e geolocalizzati, permettendo al responsabile HSE di avere una mappa in tempo reale dell’esposizione al rischio dell'intera squadra.

Questi strumenti non solo proteggono, ma comunicano: inviano dati a una piattaforma centralizzata, permettendo ai responsabili della sicurezza di intervenire tempestivamente e in modo mirato.

I vantaggi di un approccio predittivo alla sicurezza

Il valore aggiunto dei DPI intelligenti sta nella capacità di raccogliere dati in tempo reale e trasformarli in azioni concrete per la prevenzione. Il monitoraggio continuo permette di intercettare situazioni critiche prima che si trasformino in incidenti, intervenendo in maniera proattiva e riducendo il margine di errore umano.

Prevenzione mirata

L'Intelligenza Artificiale applicata ai dati raccolti può identificare pattern di comportamento a rischio o condizioni ambientali specifiche che, statisticamente, portano a infortuni. In base a queste analisi, il sistema può suggerire modifiche operative, pausa per l'operatore stanco o l'utilizzo di specifici DPI.

Miglioramento della conformità e formazione

Oltre a migliorare la sicurezza individuale, questi dispositivi consentono alle aziende di ottenere dati utili per ottimizzare i processi, migliorare la formazione dei lavoratori (es. simulazioni VR) e dimostrare la conformità normativa in caso di audit. L’impiego dei DPI smart, infatti, garantisce la tracciabilità dell’uso corretto dei dispositivi, la documentazione delle condizioni ambientali e la creazione di report su eventi critici o anomalie.

Efficacia dell'intervento

In caso di emergenza, la geolocalizzazione precisa del lavoratore e la trasmissione istantanea dei parametri vitali consentono di ridurre i tempi di soccorso, aumentando così le possibilità di un intervento efficace e tempestivo.

Criticità e sfide da affrontare: privacy, etica e governance

Nonostante i numerosi vantaggi, l’introduzione dei DPI intelligenti pone anche alcune sfide importanti che non possono essere ignorate.

La prima e più delicata riguarda la privacy. I dispositivi smart raccolgono dati personali e biometrici che, secondo il Regolamento Generale sulla Protezione dei Dati (GDPR), devono essere trattati con estrema cautela.

È fondamentale che le aziende adottino policy trasparenti, informino chiaramente i lavoratori sull’utilizzo dei dati e raccolgano un consenso esplicito e consapevole. La sicurezza non può diventare un pretesto per il controllo invasivo del lavoratore. L'utilizzo dei dati deve essere rigorosamente limitato alla finalità di tutela della salute e della sicurezza.

Un altro aspetto critico è legato ai costi e all'integrazione. L’investimento iniziale può essere elevato, soprattutto per le piccole e medie imprese. Tuttavia, va considerato che il ritorno in termini di riduzione degli infortuni, miglioramento della produttività e conformità normativa può essere significativo. Inoltre, è cruciale garantire la piena integrazione dei nuovi sistemi con le piattaforme aziendali.

Altri aspetti essenziale sono l’affidabilità tecnologica e la standardizzazione, che rappresentano delle condizioni imprescindibili. I DPI smart devono essere progettati secondo standard rigorosi, testati in ambienti reali e certificati secondo le normative tecniche di riferimento (es. EN 50527 per i rischi da campi elettromagnetici).

In Italia, un passo importante in questa direzione è rappresentato dal documento UNI/TR 11858:2022, che definisce i criteri di valutazione per questi nuovi dispositivi.

Verso una sicurezza centrata sulla persona

I DPI intelligenti non sono solo strumenti tecnologici avanzati, ma il simbolo di un cambio di paradigma nella cultura della sicurezza. Mettono al centro la persona, ne valorizzano la protezione attiva e rafforzano la collaborazione tra tecnologia, formazione e consapevolezza.

Nel contesto dell’Industria 5.0, che pone l’essere umano al centro del processo produttivo, queste soluzioni rappresentano un ponte tra innovazione e benessere, tra dati e decisioni.

La sfida è accompagnare questa transizione con competenza, etica e visione strategica.

Co.Di.Me. è pronta ad affiancare aziende, enti e organizzazioni nel valutare e implementare soluzioni personalizzate basate su DPI intelligenti. Crediamo che la tecnologia, se ben governata, possa diventare la migliore alleata della prevenzione.

Il futuro della sicurezza è già qui. Contattaci per scoprire come possiamo supportare la tua azienda.

La sicurezza dei lavoratori non si misura solo con caschi, estintori e uscite d’emergenza. Esiste un’intera categoria di rischi invisibili che, pur non facendo rumore, possono avere conseguenze gravi e durature sulla salute. Tra questi, ce n’è uno che agisce silenziosamente, accumulandosi nell’aria che respiriamo ogni giorno: il radon. La tutela della salute nei luoghi di lavoro passa anche dalla valutazione di ciò che non si vede. Per questo, la normativa italiana prevede precisi obblighi per le aziende nella gestione del rischio radon. Ma oltre agli obblighi, c’è una responsabilità più profonda: proteggere le persone, garantendo ambienti salubri, consapevolezza diffusa e interventi mirati.

Che cos’è il Radon e perché è pericoloso

Il Radon (Rn-222) è un gas nobile, radioattivo, incolore e inodore, che rappresenta la principale fonte di esposizione alla radioattività naturale per la popolazione. Si origina dal decadimento del radio (Ra-226), presente naturalmente nel suolo – in particolare in rocce vulcaniche come tufo e granito – e può penetrare negli edifici attraverso crepe, fessure, impianti e fondazioni, accumulandosi in ambienti chiusi.

Nonostante la sua invisibilità, il radon rappresenta un rischio serio per la salute: una volta inalato, i suoi prodotti di decadimento possono depositarsi nei polmoni e, rilasciando radiazioni alfa, danneggiare il DNA delle cellule epiteliali. Questo meccanismo è associato all’insorgenza di tumori polmonari, come confermato dall’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro (IARC) che lo classifica come cancerogeno di gruppo 1.

In Italia, si stima che il radon sia responsabile di circa 3.200 decessi all’anno, secondo l’Istituto Superiore di Sanità.

Obblighi e valutazione del rischio: cosa dice la legge

La valutazione del rischio da radon nei luoghi di lavoro è obbligatoria secondo il D.Lgs. 101/2020, che recepisce la Direttiva Euratom 59/2013. La normativa stabilisce un livello di riferimento di 300 Bq/m³ come concentrazione media annua, oltre il quale devono essere adottate misure correttive.

Le imprese devono procedere in questo modo:

Strategie di mitigazione: prevenire e ridurre il rischio

Le misure di mitigazione variano a seconda che l’edificio sia in fase di costruzione o già esistente. Le principali tecniche includono:

Prevenzione dell’ingresso del radon

Riduzione della concentrazione interna

Co.Di.Me., attraverso il proprio comparto tecnico, è in grado di effettuare monitoraggi ambientali mirati, tra cui valutazioni specifiche della concentrazione di Radon e della necessità di interventi di bonifica, come previsto dalla legge.

Formazione e informazione: la sicurezza passa anche dalla consapevolezza

Il Decreto Legislativo 101/2020 prevede che i lavoratori siano informati e formati sui rischi da esposizione al radon. In particolare, devono:

In quest’ambito, Co.Di.Me. offre percorsi formativi specifici in aula e online (tramite piattaforma e-learning), destinati sia ai lavoratori che ai responsabili aziendali. L’azienda è accreditata come ente di formazione e fornisce attestati riconosciuti a norma di legge.

Il ruolo di Co.Di.Me. nella gestione del rischio radon

Co.Di.Me., attiva dal 1994 e con sedi operative su tutto il territorio nazionale, si propone come partner unico per:

Grazie alla sua esperienza multisettoriale, Co.Di.Me. è già al fianco di aziende pubbliche e private, enti e istituzioni, garantendo qualità certificata e soluzioni su misura.

Affrontare il rischio radon nei luoghi di lavoro non è solo un obbligo normativo, ma un investimento nella salute delle persone.

Tutela la salute nei tuoi ambienti di lavoro: contatta Co.Di.Me. per una valutazione del rischio radon e un piano di intervento personalizzato. La sicurezza parte dalla consapevolezza.

La Cartella Sanitaria e di Rischio è uno strumento fondamentale per la tutela della salute del lavoratore. Spesso percepita come un mero adempimento, in realtà rappresenta la cronistoria sanitaria e professionale di ogni individuo esposto a rischi specifici in azienda.

Ma cos'è esattamente? E perché la sua corretta gestione è così cruciale per datori di lavoro e dipendenti? Approfondiamo insieme l’argomento in quest’articolo.

Cos'è la Cartella Sanitaria e di Rischio?

La Cartella Sanitaria e di Rischio è un documento personale e riservato, istituito, aggiornato e custodito dal Medico Competente per ogni lavoratore sottoposto a sorveglianza sanitaria. La sua esistenza e il suo contenuto sono regolamentati in maniera precisa dall'Allegato 3A del D.Lgs. 81/08, il Testo Unico sulla Sicurezza sul Lavoro.

Lo scopo principale della cartella è monitorare lo stato di salute del lavoratore nel tempo, in relazione ai rischi specifici della mansione svolta, garantendo così un quadro clinico completo e aggiornato.

Cosa contiene la Cartella Sanitaria e di Rischio?

La normativa definisce con chiarezza i requisiti minimi del contenuto della cartella, che si articola in diverse sezioni fondamentali:

  1. Anamnesi lavorativa: precedenti esperienze lavorative e relative esposizioni a rischi.
  2. Anamnesi familiare: informazioni su patologie ereditarie o familiari rilevanti.
  3. Anamnesi fisiologica: dati su abitudini di vita (fumo, alcol, ecc.).
  4. Anamnesi patologica remota e prossima: malattie pregresse e recenti.

È importante sottolineare che la cartella può essere redatta sia in formato cartaceo che informatizzato, purché siano garantite le modalità di tenuta previste dall'Art. 53 del D.Lgs. 81/08, a tutela del segreto professionale e della riservatezza dei dati sensibili.

Perché la Cartella Sanitaria è fondamentale?

La sua importanza si estende su più livelli, coinvolgendo il lavoratore, il datore di lavoro e le autorità di controllo:

L’importanza della Cartella Sanitaria per il lavoratore

L’importanza della Cartella Sanitaria per il datore di lavoro

L’importanza della Cartella Sanitaria per il Medico Competente

Conservazione e segreto professionale

La custodia della cartella sanitaria e di rischio è sotto la responsabilità del Medico Competente, con la rigorosa salvaguardia del segreto professionale. Questo significa che le informazioni contenute sono accessibili esclusivamente al Medico Competente stesso e, in determinate circostanze (e sempre nel rispetto della privacy), al lavoratore e agli enti di controllo.

In caso di cessazione dell'incarico del Medico Competente, questi deve consegnare le cartelle sanitarie e di rischio al datore di lavoro, che le custodirà garantendo il segreto professionale, oppure al Medico Competente subentrante.

La documentazione, in caso di esposizione ad agenti cancerogeni o mutageni (e ora anche a reprotossici, deve essere conservata per un periodo molto lungo (fino a 40 anni dalla cessazione dell'esposizione, a seconda dei casi).

Co.Di.Me. al fianco delle imprese

La gestione della Cartella Sanitaria e di Rischio è un compito delicato che richiede competenza e precisione. Affidarsi a professionisti esperti è fondamentale per garantire la conformità normativa e, soprattutto, la tutela della salute dei vostri dipendenti.

Co.Di.Me. offre un supporto completo nella gestione della sorveglianza sanitaria, inclusa la corretta istituzione, l’aggiornamento e la conservazione delle cartelle sanitarie e di rischio.

La salute non è un costo, ma un investimento. Contattateci per una consulenza personalizzata e scoprite come possiamo supportare la vostra azienda.

L’estate che stiamo vivendo sta confermando la tendenza a ondate di calore sempre più lunghe e intense. Dal cantiere edile al piazzale logistico, la gestione dello stress termico è ormai parte integrante della strategia HSE di ogni azienda. Con questo articolo offriamo una panoramica completa delle misure varate per il 2025 e di come Co.Di.Me. può supportare i datori di lavoro e gli RSPP.

Protocollo Caldo 2025: il pilastro governativo

Il Protocollo quadro per le emergenze climatiche, firmato al Ministero del Lavoro il 2 luglio 2025, stabilisce quattro azioni cardine:

Il protocollo introduce anche criteri di premialità per le imprese virtuose e facilita l’accesso alla Cassa Integrazione Ordinaria (CIGO) quando la produzione deve fermarsi a causa del caldo.

CIGO per il caldo: istruzioni INPS 2025

Una circolare INPS di luglio 2025 ribadisce che la CIGO può essere concessa non solo oltre i 35 °C, ma anche a temperature inferiori quando la “temperatura percepita” (indici WBGT o Humidex) supera la soglia di rischio. Se la sospensione deriva da un’ordinanza pubblica, la causale da indicare è “sospensione per ordine dell’Autorità”.

Il mosaico delle ordinanze regionali

Molte Regioni hanno emesso divieti temporanei di lavoro all’aperto nelle ore più calde.

Lombardia: stop tra 12:30 e 16:00 dal 2 luglio al 15 settembre nei giorni in cui la mappa Worklimate indica rischio “alto” per “lavoratori esposti al sole con attività fisica intensa”.

Emilia-Romagna, Sicilia, Abruzzo, Lazio, Veneto e Puglia: provvedimenti simili che impongono pause ombreggiate, acqua fresca gratuita, turni anticipati o serali e uso di DPI estivi. Eccezioni sono previste solo per attività urgenti o di pubblica utilità, purché siano adottate tutte le misure preventive.

Regione Campania: Ordinanza n. 1 del 18 giugno 2025

La Campania si è mossa in anticipo rispetto a molte altre Regioni, con un provvedimento firmato dal Presidente Vincenzo De Luca che resta valido dal 18 giugno al 31 agosto 2025.

Cosa prevede l’ordinanza

Indicazioni operative per i datori di lavoro campani

  1. Aggiorna il DVR includendo l’ordinanza e i criteri Worklimate di attivazione.
  2. Monitora quotidianamente la mappa Worklimate (ore 12:00) per verificare l’eventuale livello “ALTO” nella tua zona.
  3. Riprogramma turni e attività in modo da concentrare operazioni all’aperto nelle fasce mattutine o tardo-pomeridiane.
  4. Predisponi zone ombreggiate e acqua fresca, imponendo pause ogni 45-60 minuti nelle ore critiche.
  5. Forma rapidamente il personale sui sintomi di colpo di calore e sulle procedure di emergenza (anche con micro-moduli e-learning).
  6. In caso di sospensione prolungata, valuta la richiesta di CIGO caldo allegando la relazione tecnica sullo stress termico.

Piano Caldo 2025 del Ministero della Salute

Dal 26 maggio al 20 settembre il Ministero pubblica ogni giorno alle 11 i bollettini di allerta per 27 città, con previsioni a 24, 48 e 72 ore. I livelli di rischio (0, 1, 2, 3) orientano decisioni su sospensioni, rimodulazioni di turno e misure di primo soccorso.

A supporto delle imprese, il portale Worklimate (INAIL-CNR) fornisce mappe di rischio a tre giorni, aggiornate quattro volte al giorno, utili per la programmazione dei turni.

Obblighi del datore di lavoro e buone prassi HSE

Il D.Lgs. 81/08 impone di aggiornare il Documento di Valutazione dei Rischi in presenza di nuove condizioni climatiche sfavorevoli.

Le azioni chiave includono:

Co.Di.Me. al fianco delle imprese

Il caldo estremo è ormai la nuova normalità. Con il supporto di Co.Di.Me. trasformi questo rischio in un processo sotto controllo: meno infortuni, continuità operativa e piena conformità normativa, con un unico partner.
Pianifica ora la tua strategia anti-caldo: evita stop improvvisi, sanzioni e, soprattutto, proteggi la salute dei tuoi lavoratori.

Scrivi a info@codime.com o chiama lo 081 242 8541 per una consulenza personalizzata.

Nel nostro ordinamento la tutela della salute e sicurezza sul lavoro non è mai stata statica; evolve di pari passo con la scienza e con il diritto europeo. Un balzo in avanti è stato anche il Decreto Legislativo 4 settembre 2024, n. 135, entrato in vigore l’11 ottobre 2024. Il provvedimento recepisce la Direttiva (UE) 2022/431 e va a incidere direttamente sul Testo Unico (D.Lgs. 81/2008), introducendo regole che non riguardano più soltanto agenti cancerogeni e mutageni, ma anche le sostanze tossiche per la riproduzione (reprotossiche). È un passaggio cruciale: la protezione della fertilità e dello sviluppo embrio-fetale diventa infatti un obbligo giuridico di pari dignità rispetto alla prevenzione del cancro professionale.

L’estensione alle sostanze reprotossiche: cosa significa davvero

Per comprendere la portata della novità basta immaginare un’azienda in cui si usano vernici contenenti N-metil-2-pirrolidone (NMP) o cavi elettrici con plastificanti ftalici. Fino a ieri queste sostanze non rientravano nel regime più severo previsto per i cancerogeni; oggi, se classificate H360 (può nuocere alla fertilità o al feto), scattano gli stessi obblighi stringenti previsti per un agente come il benzene.

L’estensione ha una doppia conseguenza pratica:

In sostanza, il legislatore spinge le organizzazioni a interrogarsi non solo sui livelli di esposizione, ma persino sulla necessità stessa di impiegare quella sostanza.

La valutazione del rischio chimico si fa più profonda

Il DVR non potrà più limitarsi a elencare i codici H-frase. Dovrà spiegare in modo narrativo e quantitativo quali lavoratori, e in quale fase del processo, rischiano di inalare o assorbire il composto reprotossico.

Dalla teoria alla pratica: interventi che fanno la differenza

Sostituzione intelligente

Nel settore del metallo-plastica, molte aziende stanno migrando da plastificanti ftalati a soluzioni bio-based. Non è un processo indolore: cambia la reologia del polimero, bisogna ritestare la resistenza termica e l’aderenza delle vernici. Tuttavia i risultati, anche dal punto di vista del marketing ESG, sono spesso tangibili: maggiori commesse da clienti che pretendono filiere “toxic-free”.

Ingegneria dei processi

Quando la sostanza è imprescindibile, pensiamo alle leghe di saldatura con piombo ancora indispensabili in alcuni dispositivi medicali, il decreto spinge verso impianti a ciclo chiuso. Ridurre l’apertura della cappa di fusione da 30 cm a 15 cm, per esempio, può dimezzare la concentrazione ambientale di piombo.

Formazione che cambia il comportamento

La norma non si limita a imporre “ore d’aula”. Pretende competenza situata: il lavoratore deve saper riconoscere in autonomia un flacone etichettato H360, capire quando sostituire un filtro P3 e come gestire un versamento accidentale. La formazione, dunque, diventa un racconto concreto di casi aziendali, incidenti evitati o mancati infortuni, più che un elenco di articoli di legge.

Sorveglianza sanitaria: un nuovo approccio alla prevenzione

Il Medico Competente assume un ruolo ancora più centrale. L’Allegato XLIII-bis introduce valori limite biologici che non lasciano spazio a interpretazioni: superati quei livelli nel sangue o nelle urine, il giudizio di idoneità va rivisto. Ciò significa che il controllo diventa proattivo: l’obiettivo non è scoprire un danno, ma evitarlo con largo anticipo.

Particolarmente interessante è la differenziazione di genere: per il piombo, ad esempio, il limite per le lavoratrici in età fertile è più severo che per gli uomini, riconoscendo la maggiore vulnerabilità del feto. Questo impone di rivedere anche l’organizzazione dei turni e, laddove necessario, prevedere mansioni temporanee alternative per le dipendenti che intendono programmare una gravidanza.

Proteggere il futuro è un dovere e una scelta di valore

Il D.Lgs. 135/2024 trasforma la protezione della salute riproduttiva da “buona prassi” a imperativo legale.
Adeguarsi in fretta alla nuova norma significa non solo evitare sanzioni, ma tutelare la forza lavoro più giovane, attrarre commesse di clienti internazionali e rafforzare la reputazione aziendale.

Ma la nuova legge richiede anche  competenze multidisciplinari.
Co.Di.Me. è pronta ad accompagnarti in questo percorso con competenza, passione e strumenti all’avanguardia.

Contattaci per costruire insieme un percorso su misura per le esigenze della tua azienda.

La salute mentale sul posto di lavoro rappresenta oggi una delle maggiori sfide per aziende e lavoratori. In un contesto di rapidi cambiamenti e crescente complessità, il benessere psicologico non è più soltanto un valore aggiunto, ma una responsabilità condivisa, che richiede approcci strutturati, competenze adeguate e visione strategica.

I rischi psicosociali: un nodo critico per la salute mentale

I rischi psicosociali costituiscono uno dei problemi più complessi nell’ambito della salute e sicurezza sul lavoro. Scaturiscono da una progettazione, organizzazione o gestione inadeguata delle attività lavorative, oltre che da un contesto sociale sfavorevole.

Carichi di lavoro eccessivi, ruoli poco chiari, scarsa comunicazione o mancanza di supporto possono alimentare disagio psicologico e incidere negativamente sia sulla salute mentale, che su quella fisica.

Le possibili conseguenze includono ansia, depressione, burnout e persino patologie cardiovascolari o muscolo-scheletriche. È fondamentale distinguere i fattori di rischio psicosociale da ambienti di lavoro impegnativi ma ben gestiti, dove la sfida può invece favorire crescita e benessere.

Salute mentale e organizzazione del lavoro

Considerare i rischi psicosociali come problematiche organizzative, anziché debolezze individuali, permette di adottare un approccio sistemico, conforme alle buone pratiche di salute e sicurezza.

Tutela della salute mentale e D.Lgs. 81/08: il ruolo della sorveglianza sanitaria

Il D.Lgs. 81/08 è il principale riferimento normativo in materia di sicurezza sul lavoro e impone ai datori di lavoro la valutazione di tutti i rischi per la salute, inclusi quelli psicosociali. Sebbene non menzionati esplicitamente, ansia, stress, disagi psicologici e burnout rientrano a pieno titolo tra i fattori da monitorare.

In questo contesto, è fondamentale l’implementazione della sorveglianza sanitaria psico-fisica, garantendo un approccio integrato che prevede:

Un sistema efficace di prevenzione e monitoraggio contribuisce a migliorare il clima aziendale, a ridurre turnover e assenteismo e a valorizzare il capitale umano.

La direttiva europea 89/391/CEE e la gestione dei rischi psicosociali

La direttiva europea 89/391/CEE rappresenta il quadro normativo di riferimento per la tutela della salute e sicurezza sul lavoro all’interno dell’Unione Europea.

Questo documento, rafforzato dagli accordi quadro tra le parti sociali su stress, molestie e violenza nei luoghi di lavoro, stabilisce l’obbligo per i datori di lavoro di valutare e gestire in modo adeguato tutti i rischi connessi all’ambiente professionale, compresi quelli legati al benessere mentale.

La corretta applicazione della direttiva richiede un’azione congiunta tra management e lavoratori: il coinvolgimento attivo del personale è fondamentale per identificare precocemente le criticità e attuare misure efficaci.

Prevenire lo stress lavoro-correlato: strumenti e approcci operativi

Per garantire un ambiente di lavoro sano, è necessario agire in modo proattivo con strumenti concreti:

L’integrazione di queste misure consente non solo di prevenire lo stress, ma anche di costruire una cultura aziendale più inclusiva e resiliente.

Burnout lavorativo: interventi mirati e supporto psicologico personalizzato

Affrontare il burnout lavorativo richiede un approccio tempestivo e multidisciplinare. Ecco alcuni interventi che possono essere realizzati:

Investire nel supporto psicologico aziendale rafforza l’identità aziendale, riduce i rischi legati alla produttività e migliora la qualità delle relazioni professionali.

Strategie integrate per migliorare il benessere mentale dei lavoratori

Un percorso efficace per migliorare la salute mentale in azienda include:

  1. Valutazione continua del rischio psicosociale, con analisi mirate delle dinamiche interne.
  2. Promozione dell’equilibrio vita-lavoro, attraverso soluzioni organizzative flessibili.
  3. Formazione continua e diffusa, per sviluppare competenze trasversali e rafforzare la consapevolezza collettiva sul tema.

Attraverso una regia centralizzata e una visione personalizzata, Co.Di.Me. accompagna le aziende nella creazione di un ambiente di lavoro sano, produttivo e orientato al futuro.

Rischio psicosociale e conformità normativa

Il rischio psicosociale comprende fattori come carichi eccessivi, ambiguità di ruolo, mancanza di supporto organizzativo. Il D.Lgs. 81/08 impone una valutazione sistematica di questi rischi e l’adozione di interventi preventivi adeguati.

Con il supporto dei propri specialisti, Co.Di.Me. aiuta le aziende a:

Ogni intervento viene costruito su misura, con un’attenzione particolare alla specificità settoriale, alla cultura organizzativa e agli obiettivi aziendali.

Co.Di.Me. è al fianco delle aziende

Contattaci per investire oggi nel benessere mentale dei tuoi dipendenti e costruire una cultura aziendale più forte, consapevole e competitiva.

Il 17 aprile 2025 segna una data significativa per il mondo della salute e sicurezza sul lavoro in Italia. La Conferenza Stato-Regioni ha infatti approvato il nuovo Accordo che ridefinisce durata e contenuti minimi dei percorsi formativi obbligatori, in attuazione dell'articolo 37, comma 2, del D.Lgs. 81/2008.

Questo importante provvedimento mira ad armonizzare e aggiornare la formazione destinata a tutte le figure chiave del sistema di prevenzione aziendale: lavoratori, preposti, dirigenti e datori di lavoro che svolgono direttamente i compiti del Servizio di Prevenzione e Protezione(RSPP).  

Co.Di.Me. è pronta a recepire tutte le novità

Abbiamo seguito con attenzione l'evoluzione normativa e siamo preparati a recepire immediatamente tutte le novità introdotte. Il nostro impegno è garantire ai nostri clienti un servizio formativo sempre aggiornato, di alta qualità e pienamente conforme ai nuovi requisiti, offrendo il supporto personalizzato che ci contraddistingue. Vediamo insieme quali sono gli aggiornamenti.

Sono abrogati i precedenti Accordi Stato-Regioni

Con l'entrata in vigore dell'Accordo (che avverrà dopo la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale), verranno abrogati i precedenti Accordi Stato-Regioni chiave in materia di formazione:

Cosa cambia con il Nuovo Accordo

Il nuovo testo interviene su diversi aspetti cruciali:

  1. Durata, contenuti e periodicità: vengono ridefiniti i percorsi formativi, introducendo corsi specifici per ambiti di rischio e requisiti più stringenti.
  2. Formazione datori di lavoro: è previsto un corso base di almeno 16 ore (suddiviso in parte normativa e organizzativa/gestionale), con un modulo aggiuntivo di 6 ore per chi opera nei cantieri. La formazione dovrà essere completata entro due anni.
  3. Formazione dei Preposti: in quest’ambito c’è una novità importante, perché la formazione iniziale e di aggiornamento per i preposti dovrà svolgersi esclusivamente in presenza o in videoconferenza sincrona, escludendo quindi la modalità e-learning asincrona. L'aggiornamento mantiene la cadenza biennale.
  4. Formazione dei Dirigenti: la durata del corso passa da 16 a 12 ore. È previsto un modulo aggiuntivo di 6 ore per i dirigenti che lavorano nei cantieri temporanei o mobili in qualità di impresa affidataria.
  5. Attrezzature specifiche: vengono definite durate minime per la formazione degli addetti alla manovra di carriponte (4 ore teoria + 6/7 ore pratica, aggiornamento quinquennale) e degli operatori di macchine raccogli-frutta e caricatori per movimentazione materiali. Questi percorsi specifici dovranno concludersi entro 12 mesi dall'entrata in vigore dell'Accordo.
  6. Tempistiche formazione lavoratori: a differenza del passato, non è più previsto il limite dei 60 giorni per il completamento della formazione iniziale dei lavoratori.
  7. Modalità formative: viene formalmente riconosciuta la possibilità di svolgere alcuni corsi in videoconferenza FAD sincrona (Formazione a Distanza Sincrona).
  8. Verifica finale: vengono introdotte modalità standardizzate per la verifica finale dell’apprendimento, documentata tramite un “Verbale delle verifiche finali” su supporto cartaceo o digitale con elementi minimi specifici.
  9. Numero dei partecipanti: il numero massimo di partecipanti si riduce a 30 per la teoria (rispetto ai precedenti 35). Per la parte pratica, viene stabilito un rapporto massimo di 1 istruttore ogni 6 partecipanti.
  10. Monitoraggio: l'Accordo prevede misure specifiche per il monitoraggio e il controllo sulla qualità della formazione erogata.

Cosa devono fare le aziende ora

In attesa della pubblicazione ufficiale dell'Accordo in Gazzetta Ufficiale, è fondamentale per le aziende iniziare a pianificare l'aggiornamento dei propri programmi formativi.

Assicurare la conformità alle nuove disposizioni non è solo un obbligo legale, ma un passo essenziale per promuovere una cultura della sicurezza realmente efficace e al passo con i tempi.

Co.Di.Me. è al tuo fianco in questa transizione. Siamo a disposizione per fornire consulenza, analizzare le vostre esigenze specifiche e pianificare percorsi formativi che rispondano pienamente ai nuovi standard normativi.Contattaci per saperne di più e per assicurarti che la tua azienda sia pronta per le nuove normative sulla formazione in materia di salute e sicurezza sul lavoro!

Nel 2025 lo smart working sarà regolato da nuove disposizioni legislative che ne rafforzano la struttura e la trasparenza. Con l’entrata in vigore della Legge 203/2024, vengono introdotti obblighi specifici riguardanti la comunicazione, la stipula di un accordo individuale e l’adozione di misure a tutela della salute e della sicurezza dei lavoratori. Questi aggiornamenti mirano a garantire una gestione più chiara ed efficace del lavoro agile, assicurando maggiore tutela sia per le aziende che per i dipendenti.

In questo articolo, approfondiamo tutti gli aspetti della nuova normativa per offrire alle aziende una consulenza chiara e operativa, aiutandole a conformarsi alle disposizioni vigenti e a gestire lo smart working in modo sicuro ed efficiente.

Nuove disposizioni normative sul lavoro agile

Dal 12 gennaio 2025, i datori di lavoro devono comunicare l’attivazione dello smart working entro 5 giorni dall’inizio della prestazione lavorativa, utilizzando esclusivamente il portale telematico del Ministero del Lavoro. Questo vincolo, rivolto a tutte le aziende e a tutti i lavoratori subordinati, garantisce maggiore trasparenza e tracciabilità delle attività svolte in modalità agile.

Sanzioni amministrative

Il mancato rispetto dell’obbligo di comunicazione comporta sanzioni che vanno da 100 a 500 euro per ogni lavoratore non dichiarato. Per evitare penalità, è fondamentale pianificare internamente le procedure e rispettare la tempistica stabilita.

Come effettuare la comunicazione

Ecco gli step da seguire:

Obbligo di accordo individuale

Dal 1° aprile 2024, lo smart working deve essere regolato da un accordo individuale tra datore di lavoro e lavoratore, in ottemperanza all’art. 19 della Legge n. 81/2017.

Tale accordo stabilisce:

L’accordo, redatto in forma scritta, deve essere conservato per 5 anni ed è soggetto a una comunicazione telematica entro 5 giorni dalla stipula. Il mancato invio comporta sanzioni da 100 a 500 euro per ogni lavoratore interessato.

Tutele per la salute e la sicurezza

La tutela della salute e sicurezza dei lavoratori in smart working è al centro della normativa. Vediamo insieme i punti centrali della regolamentazione:

Responsabilità del datore di lavoro

Il datore di lavoro deve fornire un’informativa sui rischi generali e specifici almeno una volta l’anno. Inoltre, deve garantire la sicurezza degli strumenti di lavoro e la relativa manutenzione.

Diritti e doveri del lavoratore in smart working

Tra i diritti dei lavoratori che operano in modalità di smart working, c’è il diritto alle stesse coperture assicurative dei colleghi in sede, compresi gli infortuni durante il tragitto per raggiungere un luogo di lavoro diverso dall’azienda. Allo stesso tempo, il lavoratore ha l’obbligo di collaborare con il datore di lavoro nell’adottare le misure preventive indicate.

Come Co.Di.Me. supporta le aziende

La corretta gestione dello smart working richiede competenza e conoscenza dettagliata delle disposizioni vigenti. Co.Di.Me. offre un’assistenza completa in materia di sicurezza sul lavoro e medicina del lavoro, supportando le imprese con:

Adottare un approccio proattivo, affidandosi a professionisti qualificati, permette di conciliare flessibilità e tutela del lavoratore, contribuendo alla creazione di un ambiente di lavoro agile più efficiente e sostenibile.

Contattaci (https://www.codime.com/contatti/) per un supporto consulenziale avanzato che può fare la differenza per la tua organizzazione.

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